Storia

Dell'abbazia di S. Maria in Valfucina, alle pendici del monte San Vicino, si fa menzione per la prima volta in un documento del 1058, avendo già vasti possedimenti estesi oltre la zona montana a Cingoli, Matelica, Cerreto d’Esi, Jesi, Osimo, Recanati e Numana. Ebbe il periodo di massimo splendore nel XIII secolo, già nel 1489 era entrata in crisi se in quello stesso anno dovette cedere tutti i suoi beni alla Collegiata di San Severino Marche.   Della chiesa romanica a pianta rettangolare ad unica navata absidata con le pareti perimetrali in pietra e tetto a capanna su capriate lignee, inglobata nell'attuale ricostruzione ottocentesca, resta solo la cripta del IX-X secolo a causa della quasi totale distruzione del complesso determinata dal terremoto del 1799. Di particolare interesse storico-artistico i capitelli della cripta di foggia trapezoidale e campaniliforme dal vasto repertorio iconografico.

santa maria in valfucinaL'abbazia di S. Maria in Valfucina, ubicata alle pendici sud-orientali del monte San Vicino, posta quasi al confine tra il bacino dell'Esino e quello del Musone, a cui appartiene, fu eretta con ogni probabilità verso la fine dell'XI secolo perché il suo documento più antico, risalente al 1058, "testimonia una fase piuttosto avanzata dell'attività economica del monastero". Questa raggiunse il massimo sviluppo nel decennio 1227-1236, quando l'abbazia risultava possedere la valle in cui era sorta, la vicina montagna di Canfaito e varie terre nella valle di San Clemente - che si estende tra Isola e Castreccioni - e soprattutto terre e chiese da Matelica, San Severino, Cingoli, Treia, fino a Cerreto d’Esi, Jesi, Osimo, Recanati e Numana. Nel 1184 l'abbazia  fu posta sotto la protezione pontificia di Lucio III e nel 1236 le furono riconfermati i suoi cospicui beni  (tra cui ben cinquanta chiese) da Gregorio IX.  Nel 1250, dopo aver subito un grave incendio forse in conseguenza del saccheggio del castello di Elcito ad opera dei Conti della Truschia, iniziò il declino economico dell'abbazia che dovette tutelarsi anche con frequenti azioni giuridiche dalle mire espansionistiche dei privati. Neppure il provvedimento del Vescovo di Camerino che nel 1327 le assegnava la limitrofa abbazia di S. Mariano in Valle Fabiana, già in decadenza, la preservò nel 1489 dall'aggregazione alla Collegiata di San Severino Marche. Nel 1799 l'abbazia crollava a causa di un violento terremoto da cui fu preservata soltanto la cripta e la parte absidale. L’abbazia è stata ricostruita nell’Ottocento ed ha subito successivi rimaneggiamenti che ne hanno modificato l’originaria tipologia (in origine era triabsidata). Sul sito dell'originaria abbaziale, verosimilmente a navata unica, fu poi eretta l'attuale cappellina con lo stemma della famiglia del priore Bartelli in facciata.
La cripta, alla quale si accede dall'apertura sul suo fianco destro, si presenta a pianta quadrata e divisa in tre navatelle coperte a crociera da due file di colonnine cilindriche e dalle semicolonnine addossate alle pareti.  L'abside è semicircolare ed è più ampia della navatella centrale con tre monofore strombate all'interno, di cui due tamponate. All'inizio della navatella di sinistra sono ancora presenti i gradini che conducevano alla chiesa. Di particolare interesse storico-artistico i capitelli della cripta di foggia trapezoidale e campaniliforme che richiamano il repertorio iconografico essenzialmente geometrico e bidimensionale altomedievale mutuato da S. Eusebio di Pavia, oppure quelli che presentano la tipologia a cesto di suggestione ravennate ed, infine, il capitello con bucranio analogo all'esemplare di S. Felice di Cimitile in Campania attribuito al X secolo.
 

Bibliografia

Borri G., Il monastero di Santa Maria in Valfucina e il castello di Elcito nel sec. XIII, in "Studia Picena", 48 (1982-1983), pp. 2-7; Re G., Montirtoni A., Mozzoni L., Le abbazie. Architettura abbaziale nelle Marche, Ancona 1987, p. 284; Borri G., Le carte del monastero di Santa Maria in Valfucina (1058-1250), in "Studia Picena", 55 (1990), Fasc I-II;   Simi Varanelli E., Architetture monastiche alto-medievali nelle Marche, in Le vie europee dei monaci. L'Europa "Mucchio di frante immagini su cui batte il sole", Atti del IV Convegno di Studi Farfensi (S. Vittoria in Matenano, 9-12 Settembre 1993), San Pietro in Cariano 1996, pp. 142-145; Cherubini A., Arte medievale nella Vallesina. Una nuova lettura, Jesi-Ancona 2001, pp. 104-109.

 

Planimetria

Cherubini A., Arte medievale nella Vallesina. Una nuova lettura, Jesi-Ancona 2001, p. 109 (fotocopia progetto di Cascini-Miconi).

 

 fondazione carima

 Un progetto della Fondazione Carima - Via G. Crescimbeni, 30|32 - 62100 Macerata - C.F. 93013450437

crediti

 

HTML 4.01 Valid CSS
Pagina caricata in : 0.044 secondi
Powered by Simplit CMS